Vita da imprenditore

ritratto di 1GN

Con questo post inauguriamo una nuova serie di contributi dedicati alla creazione e all'evoluzione di un'azienda.

Abbiamo deciso di intitolare questa iniziativa "Vita da imprenditore" perche' cio' che vogliamo far emergere sono le considerazioni e le esperienze di tipo personale raccolte dai soci di 1GN. Ognuno con il proprio punto vista, con esperienze imprenditoriali diverse, ma accomunati dai principi del Network.

Lo strumento che utilizzeremo e' quello tipico dei blog, con "post", cioè articoli come questo, e commenti. Un socio lancera' un tema alla volta e gli altri soci e gli utenti registrati potranno, tramite i commenti, esprimere la loro opinione e condividere le proprie esperienze.

Ecco una prima lista degli argomenti che vorremmo trattare nei prossimi mesi. E' riportata di seguito, e ovviamente e' un "work in progress" che potra' essere modificato e arricchito con nuovi argomenti. Oggi partiamo con il tema dell'internazionalizzazione con questo articolo di Alberto D'Ottavi, che da giornalista ci ha aiutato a definire il format.

Qui di seguito gli argomenti che abbiamo pensato di trattare. Grazie a Luigi Orsi Carbone per il brainstorming e le proposte.

Il sogno: "Da grande farò l’imprenditore"
Alla ricerca dell'idea: La collaborazione con universita', ricercatori, eccetera
L'ideazione: Saper cogliere l’elemento innovativo di un prodotto, di un mercato o di un processo e tradurla in una "business idea"
Lo start-up: La costruzione del team, la prima prototipazione e l'approccio al mercato
Il business plan: Il dettaglio di come fare le cose, programmare i cambiamenti e anticipare gli imprevisti
La responsabilita' sociale: Vincere e perdere nel rispetto delle regole e della legalita'
L'apertura dell’azienda a terzi: Le risorse finanziarie per crescere, tra Angel Investor e Venture Capital, e la proprieta' condivisa. Le risorse umane e manageriali necessarie a cui delegare la gestione dello sviluppo
La crescita interna ed esterna: Massima flessibilita' per cogliere le nuove opportunita'
L’internazionalizzazione: Come sfruttare la globalizzazione dei mercati, per crescere o per lo start-up; leggi anche qui.
La managerializzazione: L'imprenditore separa proprieta' da gestione e diventa lo stratega o il "coach"
L'errore / l'insuccesso: L'accettazione del rischio del fallimento, momento necessario della creazione distruttiva / selezione delle migliori imprese
La cessione dell'azienda: L'imprenditore e i primi investitori realizzano il frutto del lavoro vendendo a una media o grande azienda, o accelerano il processo di crescita tramite un IPO o aprendo la proprietà in modo "diffuso"
Riprovarci: Ceduta la prima azienda l'imprenditore orientato alla crescita ci riprova, o direttamente creando una nuova azienda (imprenditore seriale) o promuovendo l'iniziativa e investendo su nuovi imprenditori
Restituire (il "Giving back"): Contribuire allo sviluppo continuo dell'area geografica in cui si vive attraverso il supporto all'imprenditorialita', e altre forme di partecipazione rivolte alla crescita delle "nuove leve". Questo non solo dal punto di vista finanziario ma anche trasmettendo e divulgando le proprie esperienze

Commenti

Esempi pratici di Business Plan

Ho trovato molte guide sul come costruire dei Business Plan ma pochi esempi concreti. Credo sarebbe molto interessante ed utile per noi aspiranti imprenditori vederne qualcuno, magari anche di qualche anno fa (in modo da non rivelare informazioni riservate).
Nel mio caso specifico, mi interesserebbe un esempio di business plan volto a dar vita ad una start-up internet.
Grazie mille
Alessandro - fullout.it

ritratto di claudioG

Valore di un Business Plan

Marzo 2000: siamo nel pieno dell'esaltazione di Internet. Presento un Business Plan ad un (grande) Venture Capital italiano: il mio progetto riguardava il settore eLearning.
Classica sua domanda:
- ma lei quando prevede il Break Even Point?
Risposta mia:
- 3 anni.
- Nooo. Noi interveniamo solo in progetti con Break Even massimo di 18 mesi. E poi il suo Business Plan non è molto dettagliato.
- Allora le faccio i migliori auguri. La vedo molto dura con tempi così ristretti.
Morale: nessuno dei loro interventi è sopravvissuto. Il mio progetto si è realizzato e sta andando avanti.
Claudio - www.cad-tutor.com

Ottimo spunto

L'esperienza che hai riportato sopra è sicuramente un ottimo spunto da tener presente: non fermarsi solo perchè gli altri non credono in ciò che stai facendo. Domenica ho letto il discorso di Steve Jobs alla Stanford: interessante.
Comunque, redigere un Business Plan credo sia importante prima di tutto per se stessi: aiuta a rendere più chiari ed espliciti i costi, l'impegno finanziario che si deve sostenere, il break even atteso ma anche l'ambiente di riferimento, i concorrenti e molto altro ancora. Poi serve anche per reperire finanziamenti.
Non so se il tuo business plan di allora contenga informazioni ad oggi ancora riservate. Se non fosse così ti chiedo se sia possibile riceverlo per visionarlo e prendere degli spunti interessanti. Se invece si tratta di materiale che preferisci non divulgare, fa niente.
Alessandro - fullout.it

ritratto di claudioG

A cosa serve un Business Plan

Confermo: redigere un Business Plan credo sia importante prima di tutto per se stessi. A parte questo, non ho mai visto un BP che abbia previsto tutto. Sto parlando di Internet e delle nuove tecnologie. Un BP si perfeziona mentre si realizza. Flessibilità e attenzione ai cambiamenti e tecnologie, oltre che molta attenzione agli utenti: queste sono le regole fondamentali. Secondo la mia esperienza, ovviamente. E imparare dagli errori propri e degli altri.
Il mio BP aveva previsto solo una parte di quello che poi e' stato realizzato: l'impostazione fondamentale, ovviamente è rimasta. Aspetti che ritenevo importanti, non interessavano, mentre altri, considerati secondari, si sono rivelati vincenti. Questo l'ho capito "monitorando" gli utenti: sia direttamente che indirettamente. La realtà supera la fantasia, si potrebbe dire.
Claudio - CAD-Tutor.com

ritratto di ogramazio

Il più importante business plan...

Voglio condividere con voi la mia storia, per darvi modo di conoscere una realtà diversa.

Salve, mi chiamo Ottavio Francesco Alvarez Dardet Gramazio.

Mio padre e mia madre si conobbero in spagna e di lì a poco si sposarono e mi diedero alla luce, dopo 6 anni divorziarono e mia madre mi portò in Italia per andare a vivere con mia nonna. Non sono più tornato in spagna per venti anni e per venti anni io non ho mai più visto o sentito mio padre. Il mio diciottesimo compleanno lo passai al bordo del letto di mia madre, fissandola negli occhi e vedendola morire. Mio nonna non riuscì a sopportare il dolore per aver perso l' unica figlia e la villa che evevamo in una zona prestigiosa di Roma venne mangiata dal costo della vita di chi è sempre stato benestante.

Le moto se ne andarono, le macchine se ne andarono, le case se ne andarano.

A 19 anni vivevo a casa con mia nonna, in un appartamento molto piccolo campando in due con la pensione sociale di lei. Ogni singolo giorno mia nonna, mangiata dal dolore, mi ripeteva che se ne stava andando, che stava per morire che non riusciva più a sopportare la pesantezza della vita, ed io ogni giorno piangevo spaventato per il futuro che mi attendeva.

Ero un ragazzo impossibilitato dagli eventi a prendere un titolo di studio, troppo timido per riuscire a fare i soldi illegalmente, troppo solo per riuscire a trovare la forza dentro me stesso. Non avevo niente. Non avevo e non ho una famiglia alle spalle. Non avevo amici o soci pronti a finanziarmi. Non avevo credibilità perchè non avevo fatto niente per costruirmela.

Ma avevo le idee, i sogni, la voglia di arrivare e di trovare quella strada che eventualmente mi avrebbe consentito di raggiungere i miei obbiettivi. Ma le mie idee non venivano capite dagli amici con cui uscivo, i loro genitori mi ripetevano che senza una laurea e un titolo di studio mi sarei condannato a vivere un' esistenza professionalmente mediocre. Non c' era un computer su cui poter fermare le mie parole, non c' erano i soldi per comprarlo e non c' erano neanche per comprarsi un vestito di rappresentanza utile a mascherare la mia pesante insicurezza.

Ogni singolo giorno lo passavo aspettando che qualcuno venisse e mi cambiasse la vita.

Dopo alcuni messi i carabinieri vennero alla porta della mia casa per informarmi che la mia persona risultava essere renitente al militare. Io provai a spiegare loro la mia situazione, ma nessuno di loro mi ascoltò. Fui costretto a presentarmi al primo dei tre giorni del militare, arrivai con circa un' ora di ritardo perchè ancora non mi ero abituato a viaggiare con i mezzi pubblici. Quando chiamarono il mio nome, preso dal terrore di lasciare mia nonna sola per un anno mi alzai in piedi urlando:"IO SOFFRO DI ATTACCHI DI PANICO".

Mi presero in disparte e chiamarono una figura autorevole per cercare di smascherarmi, dopo poco arrivò un colonnello (o come si chiama, non sono pratico con i gradi) che mi invitò a seguirlo, nel mentre camminava mi disse:"tu diventerai un buon carabiniere", ed io risposi sinceramente:"Guardi, che se lei a quei gradi in petto è perchè della sua vita ha fatto quello che voleva fare, io non soffro di attacchi di panico, ma non mi posso permettere di bloccare un anno della mia vita a fare qualcosa che non mi appartiene".

Lui mi diede una pacca sulla spalla e mi disse:" Bravo ragazzo! Aiutati che Dio ti aiuta!".

Aiutati che Dio ti aiuta.

Dopo un' ora ero fuori di lei, esonerato a vita dal servizio d' obbligo, libero di nuovo di poter sognare di ricostruire una normalità nella mia vita. In quel momento ho capito il valore della libertà, cosa si poteva guadagnare seguendo agendo in un modo diverso.

Ero con altri 300 ragazzi in quella stanza, ma solo io mi sono alzato, solo io avevo delle disperate motivazioni per farlo, solo io potevo capire in quel momento le ragioni che hanno spinto un uomo che non mi aveva mai visto o conosciuto a credermi.

Dopo circa 1 mese trovai lavoro come agente immobiliare, beh, agente immobiliare è un parolone, in realtà ero quel ragazzo fastidioso che suona ad ogni citofono per chiedere se per caso nel vostro stabile c'è qualcuno che vende. Guadagnavo la bellezza di 600 euro, e vi giuro che sono tantissimi se vi siete abituati a viverci senza.

Ho lavorato in quell' agenzia per due mesi prima di licenziarmi per decenza: non ho acquisito un solo incarico, non ho prodotto nessun fatturato e non ho neanche portato alcun contatto. Però avevo in tasca 1000 euro (200 erano stati spesi per comprarmi un completo in uno stock), cosa si può fare con 1000 euro e un budget di spesa mensile dato da mia nonna che sfora se si compra più di un cornetto algida ogni due settimane?

Però ad essere onesto, gli incarichi che non ho preso, i contatti che non ho portato non erano stati dovuti ad una mia incapacità nello svolgere il ruolo di funzionario all' interno dell' agenzia immobiliare.

Io uscivo dall' agenzia, dicevo al principale che andavo per citofoni e dai miei colleghi avevo appreso che il ciclo di vita professionale di un funzionario è di circa 3 mesi perchè è plausibile che anche impegnandosi nel quartiere non si presentino opportunità concreto. Quindi dedicai il mio tempo a fare amicizia con i portieri, con i negozianti della zona e con i ragazzi che lavoravano come camerieri dentro i bar.

Nel mentre vivevo l' agenzia studiavo le debolezze del target, i problemi, le difficoltà, le esigenze creando nella mia testa gli eventuali punti di inserimento nel mercato. Io non volevo portare clienti all' agenzia immobiliare, volevo che quella agenzia immobiliare diventasse mia cliente.

Di conseguenza i 1000 euro finirono all' interno di una POSTEPAY, e volarono in america per portarmi indietro una macchinetta per fare le visite virtuali con un solo scatto ed in 13 secondi.

Credere nel commercio elettronico anni fa era un atto di fede, ma fortunatamente per me la mia fede mi portò in mano quella macchinetta.

Senza soldi, ma con amici lavoratori e una macchinetta fotografica passavo i miei pomeriggio all' interno di un negozio di computer di un mio amico, dove scrivevo i contratti delle mia azienda immaginaria, dove preparavo le mie brochure, dove credevo nel mio sogno.

Il mese dopo tornai nell' agenzia immobiliare dove avevo lavorato, mostrai questa macchinetta descrivendola come un gioiello della tecnica e si convinsero ad acquistarla per la ragguardevole cifra di 2000 euro.

Così acquistai altre due macchinette, mi feci presentare due amici del titolare della agenzia per cui avevo lavorato che facevano il suo stesso lavoro e così ho rivenduto, e rivenduto ancora fino ad arrivare 6 mesi dopo ad essere il solo convenzionato con il Gruppo FRIMM per la realizzazione di visite virtuali.

Nel mentre mi ero anche accorto che il mio cognome paterno non funzionava molto per fare business in Italia, di conseguenza da allora con la mia clientela e con i miei collaboratori utilizzo solo il mio primo nome ed il cognome di mia madre.

Dopo di che ho organizzato reti commerciali, ho trasformato gelatai in programmatori e ho costruito il mio piccolo mondo lavorativo sulla convinzione che le persone sono il più grande valore economico che noi possiamo raccogliere per riuscire a costruire i nostri sogni.

Secondo me, non esiste una strada unica per tutti che ci tuteli nel raggiungimento del successo, esiste la nostra strada. E non parte mai dalla sicurezza.

Ma in fondo è questo che ci rende coscienti del tempo che passa, delle opportunità che perdiamo ogni volta che preferiamo non fare un passo solo per paura che non sia quello giusto. Tutto è un rischio e non esistono lavori che senza una vostra notevole esperienza vi possano rendere quell' importo che sognate di vedere essere accreditato ogni mese sui vostri conti. Bisogna capire ed accettare che l' america non è un luogo dove è più facile raggiungere il successo, ma uno stato mentale che dice al proprio modo di pensare che se ti impegni veramente sarai ricompensato dei tuoi sforzi.

Per concludere se pensate di aver avuto una grande idea, che costa molto e che quindi richiede l' intervento di un finanziatore per essere realizzata, non pensate subito al business plan, pensate al vostro tempo, a voi, e accettate che qualsiasi uomo che è capace di pensare ad una grande idea costosa è anche capace di pensare ad una grande idea economica.

Quindi il primo business plan lo si costruisce dentro di se, non innamorandosi delle proprie idee, organizzandole per ordine di importanza e di costo, scegliendo i collaboratori e non i finanziatori, perchè vi posso assicurare che non saranno certo i soldi che vi aiuteranno a trovare l' iniziativa che serve per raggiungere il successo.

Nella speranza che questa mia esperienza possa essere stata comunque di aiuto,

vi invio i miei più cari saluti :)

ritratto di clowndolphin

Grazie Ottavio Francesco

Grazie per la tua testimonianza mi rincuora il fatto
che partendo da zero è possibile realizzare i propri sogni passo
passo...
anch'io ho un grande sogno che ho represso dall'anno del diploma di perito agrario solo per il fatto
che non provengo da una famiglia contadina.
Il mio sogno è diventare imprenditrice agricola solo ora riesco a dire voglio fare la contadina o niente.
Il mio posto è dentro una fattoria, non dentro un ufficio
è stare in un posto all'aria aperta con glia animali e le persone con cui posso collaborare e non comandare o essere comandata indegnamente come in un'azienda.
odio la competizione ma amo collaborare condividere idee per migliorarsi.
Detto questo spero di realizzare a piccoli passi questa biofattoria magari anche grazie a questo sito
e mind the bridge che mi possa fornire input utili .
Grazie a te e per la tua testimonianza che non bisgogna mai perdere la speranza anche quando saiche non haipiù via d'uscita perchè è propri oin quel momento che se lasci la presa può accadere qualcosa distraordianrio come questo sito , la trasmissione televisiva su La7 dove ho sentito di mind the bridge
ero nel moemnto che tutti i miei pensieri mi stavano inghiottendo senza più via di scampo e creatività.

grazie e speriamo di realizzare sempre più....

M@ura -
living with smile and creativity is
a rule for everyone of us!!:-)

http://www.clowndolphin.altervista.org

ritratto di ogramazio

Rispettare il tempo

Cara Maura,

purtroppo l' Italia non aiuta le persone ad esprimersi, ma a reprimersi, e dico purtroppo perchè troppo spesso il successo lo si definisce in termini economici e non in fatti pratici. In realtà il nostro stesso corpo è un' azienda che ogni singolo mese richiede soldi per essere alimentata, di conseguenza prima o poi ogni singolo essere umano diventa un imprenditore che investe su di una variabile che non conosce. Ma le cose più straordinarie riusciamo non si sa come a sminuirle e a renderle banali, così da riuscire ad omologarci ad una massa per lo più composta da sognatori non concreti. Ma la colpa non è loro, ma dell' informazione che ci viene data.

Verso la fine degli ottanta il mondo veniva informato dell' AIDS e delle altre malattie sessualmente trasmittibili, dei pericoli dei rapporti occasionali e dell' obbligo, più o meno morale, di utilizzare il preservativo.

Risultato: io ho paura di scopare.

Oggi l' Italia viene riempita di storie di fallimento, storie di persone che pur lavorando sono cadute in disgrazia, storie di gente che non riesce più ad arrivare a fine mese, di rate che saltano mettendo in difficoltà sia i creditori che i debitori. L' unica via più o meno certa è quella dell' università, la via del posto fisso.

Risultato: io ho paura di rischiare.

In America l' informazione che viene data non è questa, viene detto che tutto è possibile, e più o meno viene anche spiegato a grandi linee come si ottiene in termini pratici e concreti quello che si desidera.

Se i capitalisti italiani venissero informati dei vantaggi degli investimenti sull' innovazione, avremo più prodotti e servizi innovativi da vendere e da esportare.

Se i giovani sapessero come arrivare a guadagnare 2000 euro al mese tramite lo sfruttamento commerciale di una propria idea, avremo meno persone alla disperata ricerca di un posto fisso.

Se avessimo meno paura, potremmo vivere esternando veramente il nostro potenziale.

Richard Boly, una persona straordinaria che ho avuto il piacere di conoscere, mi ha fatto capire che l' america non è così lontana e che non bisogna andarci per esserci, basta pensare ad una realtà differente, più analitica e meno emotiva, che permette di valutare i punti di forza e gli elementi utilizzabili nell' ambiente di partenza.

E grazie al cielo, in Italia ce ne sono così tanti che non bisogna guardare con tanta attenzione, basta guardare.

Quindi Maura, quello che vuoi fare lo puoi fare se ogni singolo giorno fai quel poco che serve per creare tanto, se tu il tempo lo rispetti segnandolo con un azione, avvertirai inevitabilmente che il tempo inzierà a rispettere te.

Il successo non si ottiene con la speranza, ma con i fatti.

Quindi non ti auguro buona fortuna, ma ti invito a fare quello che ti senti non preoccupandoti del resto che non conta, e vedrai che da qualche parte arriverai.

Ottavio Gramazio