Vivere d'Aria: un bel libro di Charles Leadbeater

ritratto di Stefano Quintarelli

E' uno dei miei libri preferiti. Lo ho riletto per prendere gli appunti da mettere sul mio blog.
Leadbeater è un pensatore straordinario. Fare previsioni a 30-50 anni è relativamente facile. Farle a 5-10 anni è veramente difficile.

Questo libro è stato scritto quando ancora non c'era il DSL (inizio 2000) ed è di straordinaria attualita'.
Riporto un passaggio sul tema dell'innovazione:

È ormai opinione comune che solo le aziende globali avranno le risorse e le economie di scala e di attività per fare ricerca e sviluppare prodotti tecnologicamente sofisticati e promuoverli in tutto il mondo. Sono necessari molti fallimenti per creare un successo. Le grandi aziende potranno non essere creative, ma hanno la massa finanziaria per sostenere il tasso di fallimento necessario per un eventuale successo. Nel 1986 Malcolm Baldrige, l'allora segretario al commercio degli Stati Uniti, affermò: «Stiamo semplicemente vivendo in un mondo diverso. A causa dei mercati sempre più grandi, del costo della ricerca e dello sviluppo, dell'innovazione dei nuovi prodotti, del marketing e così via.., servono aziende sempre più grandi per competere con successo».

Questa tesi sembra essere sostenuta dall'ondata di fusioni internazionali innescate dalla crisi nell'economia mondiale alla fine degli anni '90. Persino Joseph Schumpeter, il sostenitore dell'imprenditorialità, alla fine arrivò a pensare che le grandi aziende, con potere di mercato e grandi dipartimenti di ricerca e sviluppo, sarebbero state il motore del cambiamento tecnologico.

E' difficile non sottolineare abbastanza quanto questo punto di vista sia assurdo. Mentre l'economia diventa sempre più knowledge-intensive, le aziende più piccole diventano le fonti più fertili di innovazione. Non ci sono prove che le grandi aziende siano migliori nell'innovare rispetto a quelle piccole, anche se in alcuni settori può essere così. Ci sono sempre più fatti che dimostrano come le piccole aziende siano il motore dell'innovazione nelle industrie knowledge-intensive, anche se queste innovazioni potranno essere legittimate e sfruttate da aziende più grandi. George Symeonidis, un economista dell'università di Essex, ha condotto per l'oEcD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) uno studio esaustivo delle prove dell'innovazione nelle grandi aziende. Symeonidis ha concluso che esisteva una scarsa correlazione tra le dimensioni dell'azienda e l'innovazione.

Commenti

ritratto di rluberti

acquisire e' piu' semplice

concordo sulle reflessioni di Stefano e Marco...

Microsoft, IBM, Oracle etc....hanno acquisito piccole aziende in modo constante per poter proporre nuovi prodotti ed essere al passo con i tempi....

probabilmente e' piu' semplice osservare il mercato con attenzione ed acquisire il prodotto giusto al momento giusto piuttosto che creare degli enormi centri di ricerca interni......

penso inoltre che "farsi acquisire" sia una delle "exit strategy" preferite per le start-up......

> penso inoltre che "farsi

> penso inoltre che "farsi acquisire" sia una delle "exit strategy" preferite per le start-up......

Sicuramente.

E' una delle exit strategy preferite perchè offre:
. riconoscimento globale della validità del prodotto proposto
. guadagno immediato e altissimo per chi ha creato l'azienda

Se usiamo come riferimento Skype, YouTube, Flickr o Del.icio.us sono presenti quei due elementi.

Secondo me, la maggior parte delle start up che offrono un servizio di pubblicazione di "dati personali" hanno lo stesso modello di business: vendere pubblicità. Per vendere pubblicità è essenziale avere una base di utenti che aumenti continuamente. Le pochissime start up caratterizzate da una crescita fortissima hanno in più la possibilità di essere acquisite.

Prendiamo due contro-esempi: Skype e Flickr non hanno come modello di business la vendita di pubblicità. Skype guadagna vendendo "ricariche telefoniche online" per chiamare i telefoni fissi ed i cellulari. Flickr offre account a pagamento.

Secondo me le idee su applicazioni web 2.0 con attualmente un altissimo potenziale sono composte di due parti:

un servizio che si diffonda molto velocemente + un modello di business che non sia vendere pubblicità.

ritratto di rluberti

>E' una delle exit strategy

>E' una delle exit strategy preferite perchè offre:
>. riconoscimento globale della validità del prodotto proposto
>. guadagno immediato e altissimo per chi ha creato l'azienda

speriamo comunque che non tutti seguano questo modello...altrimenti la prossima Google non nasce mai...

> Secondo me le idee su applicazioni web 2.0 con attualmente un altissimo potenziale sono composte di due parti:
> un servizio che si diffonda molto velocemente + un modello di business che non sia vendere pubblicità.

concordo, purtroppo sono molte le persone che ancora mi contattano con modelli di business basati esclusivamente sulla "pubblicita'"...... il mito della "pubblicita' paga tutto" sembra essere molto diffuso...

Roberto

------------------------------------------
Office (IT): (+39) 02.32.06.25384
Office (US): (+1) 201.399.2214
Fax: (+39) 02.93.65.0999
Skype: roberto.luberti
Yahoo Messenger: lubertiy
AOL Messenger: rluberti1
Microsoft Messenger: rluberti1

AD

> il mito della "pubblicita' paga tutto" sembra essere molto diffuso...

Concordo, secondo me questo è dovuto al fatto che un determinato livello di traffico implica la possibilità di guadagno tramite AD.

Alcuni progetti (es:Digg.com) hanno ottenuto un fondo dai VC e quindi i fondatori hanno già in mente la futura strategia con cui riusciranno ad ottenere un profitto, e questa strategia è stata approvata dai VC.

Tuttavia questa strategia è invisibile per ora (per esempio navigando su Digg.com tutto è gratuito e non ci sono banner) e, secondo me, sarà basata su AD.

ritratto di Mario Bucolo

beh...

Beh come al solito non si può generalizzare, ci sono modelli per i quali l'adv può andar bene, altri che possono andar bene solo considerando delle subscription fee etc
Il problema sta sia neglla tipologia di utenti che si cercano/hanno si in quella di eventuali clienti per la pubblicità.
Ma anche come, per esempio e se utilizzato questo modello, la pubblicità viene veicolata. Noi per esempio in Museumland.net stiamo realizzando un software che non si basi solo sulla pubblicazione dei classici banner ma che gestisca i messaggi promozionali degli sponsor (nel nostro caso clienti che per compito istituzionale "devono" spendere soldi in adv, a volte senza neanche - sigh - curarsi se il mezzo è realmente efficace) in relazione agli interessi ed alle attenzioni che i nostri utenti rivolgono ai concorrenti degli sponsor. In pratica nulla di nuovo, niente di più che già non faccia Google con il suo sistema, si cerca di sfruttare le caratteristiche del web per ottimizzare il posizionamento e la percezione del messaggio dei clienti.
Al seguente link si trova un interessante articolo dal titolo "Web 2.0 - it may be social, but is it profitable?", con un'intervista al fondatore di Digg durante un panel al recente Microsoft Mix08
http://www.itworldcanada.com/Pages/Docbase/ViewArticle.aspx?ID=idgml-cc1e34e7-cdac-4193-be5f-957eba4f8110&Portal=252cc78a-a947-4072-84be-f50cac8ec48e&ParaStart=11&ParaEnd=22&direction=prev&Previous=Previous

Mario Bucolo
Museumland & ABIS MultiCom srl CEO
www.mariobucolo.info

ritratto di Marco Palombi

la terza ondata

Concordo pienamente. Una delle ragioni per le quali mi ha fatto piacere presentare le persone di Toffler Associates a tutti noi, e' stato perche' leggere la terza ondata per me e' stato quello che mi ha aperto gli occhi sul nuovo mondo.

Il libro e' stato scritto da Toffler nel 1980, molto prima che il Web trasformasse il mondo. E proprio per questo e' ancora piu' attuale come libro.